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Our mind works FOR us, not AGAINST us.

 

This is a concept I found myself repeating to all my clients, especially at the beginning of our journey.

It is a CHANGE OF PERCEPTION that will take you from a state of VICTIM to a state of EMPOWERMENT, where you will ACTIVELY work with your mind toward your MENTAL WELL-BEING.

Children vs Labels

how can we help?

A seguito del mio precedente post “People are not their behaviour”, Giorgia chiede se ci sia un modo per aiutare i bambini a non lasciarsi cucire addosso delle etichette già da piccoli che, a lungo andare, possono avere conseguenze sulla loro autostima.

Questo e’ un argomento che mi sta particolarmente a cuore specialmente come neo mamma. Ho voluto quindi dedicare uno spazio per approfondirlo e per poter dare dei suggerimenti a riguardo.

Aristotele diceva: “Give me a child until he is seven and I will show you the man.”  

Negli ultimi 3 mesi di gravidanza e nei primi 7 anni di vita, la nostra mente opera con onde “Theta”, siamo quindi in uno stato di continua hypnosis. In pratica, osservando le persone a noi vicine, registriamo e programmiamo (senza filtri) la nostra mente creando cosi una sorta di “manuale di sopravvivenza” che useremo come “software” in età adulta.  Impariamo quindi, da chi ci circonda, come ci si comporta, i meccanismi di difesa, gestione delle emozioni e dello stress, fino alla percezione di sé. Questi “programmi” posso essere positivi o negativi, come possono essere utili o rappresentare a lungo andare delle limitazioni.

E’ per questo che molte terapie si focalizzano sulle esperienze vissute nell’infanzia per sradicare dei problemi. La PNL, per esempio, lavora proprio sulla riprogrammazione del subconscio e della mente agendo quindi alla fonte di certi comportamenti non voluti o di blocchi.

Questo spiega come anche l’autostima non e’ pre-esistente ma viene plasmata dalle informazioni che il bimbo riceve dall’esterno ed in primis dalle persone per lui più significative. I primi anni dalla famiglia, gli insegnanti, poi gli amici, e cosi via.

Quindi, ritornando alla domanda di Giorgia,  ci sono due aspetti che ritengo fondamentali:

  • Il primo e’ l’attenzione alla formazione di una sana autostima a casa con la consapevolezza che il bambino registra sempre i nostri comportamenti e commenti diretti o non diretti.

  • Il secondo e’ fornire al bambino degli strumenti che gli permettano di gestire possibili critiche in modo da non intaccare negativamente la percezione di sé stesso e quindi la sua autostima.

E qui si aprirebbe un mondo, ma voglio focalizzarmi su qualche consiglio pratico.

Per quanto riguarda la famiglia o le persone più strette:

  • MASSIMA ATTENZIONE a come comunichiamo col bimbo, in particolare nei richiami o nelle critiche. Per esempio, invece di dire “SEI cattivo”, e' meglio dire “HAI FATTO una cosa cattiva”. Una piccola correzione di linguaggio che crea un’immensa differenza. Il bimbo capirà che c’e’ una distinzione da chi E’ a cosa FA. Si evita così di dargli inconsapevolmente un’identità negativa;  “Non posso cambiare chi sono, ma posso cambiare cosa faccio”.

  • FARE ATTENZIONE  a come descriviamo il bimbo soprattutto in pubblico.  C’e’ purtroppo la brutta tendenza a sottolinearne i difetti  soprattutto con gli altri: “sei tremendo”, “e’ un terremoto” “e’ timido”, “sei pauroso”. E senza volerlo gli cuciamo addosso una etichetta negativa.

Solitamente una bassa autostima e’ basata sulla percezione di non essere degni d’amore. Ripeto “dalla percezione”quindi anche se pensiamo di dare al bambino tutto l’amore del mondo, non e’ necessariamente quello che lui interiorizza. Sentirsi amato incondizionatamente, protetto e ascoltato, e’ fondamentale per creare una forte corazza che sara' un importante supporto per affrontare le eventuali critiche.

 

Quindi

  • ASSICURARSI quotidianamente di comunicare al bimbo quanto e’ amato. Attenzione: il nostro modo di dimostrare l'amore a volte non coincide con il loro. C’e’ chi preferisce le parole, chi i gesti, chi la presenza ecc. Quindi non dare per scontato che il bimbo sappia di essere amato.  Un libro che aiuta in questo e’ “I 5 linguaggi dell’amore” di Gary Chapman (nato per i bimbi, ed esteso poi alle relazioni adulte)

E fin qua, ci siamo, abbiamo noi la “palla” in mano e possiamo gestirci, correggerci..

Ma come fare quando il bimbo entra in società? 

Non ci resta che dargli degli strumenti pratici che lavorano sulla percezione di se' e della critica ricevuta.

Per esempio, nell’ultimo intervento nelle scuole contro il bullismo, ho fatto “diventare” i bimbi dei Supereroi. Il loro potere era quello di poter creare una BARRIERA INVISIBILE, attorno a loro, che respingesse ogni brutto commento ricevuto. Altre idee potrebbero essere quella di avere uno scudo, una tuta che fa rimbalzare le cose brutte e così via.  Più l’immagine e’ in linea con l’immaginazione del bimbo, più funziona perché si lavora a livello di subconscio. Si tratta di creare immagini  che rafforzano visivamente il senso di protezione e forza che i bimbi posso trovare in loro.

Se poi si ha a che fare con situazioni di bullismo, un’altra accortezza e’ lavorare sulla percezione della figura del bullo come una persona debole e triste in modo da averne quasi compassione. Questo perche un cattivo fa paura ed e’ forte, un debole no.

C'e' un detto: "Non e' il morso del serpente che uccide ma il veleno che gira poi in corpo".

Queste sono solo alcune accortezze generali che posso suggerire. Poi ovvio che ogni bambino e situazione familiare sono a sé. Quello che funziona con un bimbo non funziona con un altro. La perfezione non esiste ed e’ bello così. Quindi vogliamoci bene e trattiamoci con compassione! Sti figli non sono arrivati con il libretto di istruzioni quindi possiamo fare solo del nostro meglio con le informazioni che abbiamo e cio' che apprendiamo sul campo.

Good luck a noi!

E a Giorgia, grazie.

Anita

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It starts with a simple “he is so sensitive”, “she is timid”, “naughty”, “you are terrible”, “you are so loud”, “you are not good at..”, “you don’t care”, “you seem so miserable” and so on... and before we know it, we start to believe that these comments about simple behaviours, are instead who we really are.

This identification is so very harming and can have life-long implications on a person’s psychological well-being throughout their lives.

Understanding that a behaviour is NOT who you are but simply what you DO is the first step to reclaim our awesome and loving being that we truly are. Understanding the reason for that behaviour and learning how to express our emotions to be in line with who we truly are, is liberating.

What is your label? How does it feel? Does it work for you? What would you like to be instead?

 

It is never too late to FREE yourself. What is stopping you?

Anita

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That moment when you wake up.JPG

In my previous job, I was traveling for weeks around the country, waking up in different hotel rooms and towns. Sometimes it could get confusing. There was that moment when I opened my eyes, I looked around and I had to remind myself where I was, what I was doing there, and what I was supposed to do on that day.

Every morning when we open our eyes, we might be in the same place, in the same bed and room but there is always that split second when we remind ourselves “where” we are emotionally. Is there something we have to worry about? have we argued with someone? are we about to do something that makes us happy?

What we choose to reply in that moment sets us up for the day, it will be our focus, our walk, our voice, our thoughts.

“Where” would you like to be today?

Anita

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Trapped fingers.JPG

Today, my 18 months old son Tobia trapped his fingers in the cupboard door. He was calling for my help. He couldn’t remove his fingers because his other hand was pushing the door closed hurting him even more.

At first, I laughed as I thought that was silly, but then I realised he just hadn’t figured out yet that all he had to do to free himself was to pull the door open instead.

Sometimes we also trap our “fingers” in hurtful situations, perhaps unaware that we are the ones causing it to hurt even more.

What do we do when this happens? Have we learned yet how to free ourselves?

 

If not, all we have to do is ask for help.

Anita

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Before and after.JPG

And so I am back…

In the last year, I became a mum, I lost my dad after a long illness, I left my 9-6 job of 18 years, I set up a new business and now, like all of you, I am living in what seems like a parallel world where the fear of an invisible threat is lingering upon us and our freedom is being taken away bit by bit.

From now on, in my personal and social life, there will be a “before” and “after” 2019-20.

Does it sound familiar?

How do you feel in your “before” and “after”?

What do you focus on? The gain or the loss?

Do you feel balanced or stressed? Safe or in danger? In control or lost?

I personally went through a bit of all of the above and I am still working on my well-being day by day.

No, there is no magical pill that keeps us in a good place, but there are techniques that we can use that can help us.

I will be happy to share them with you.

Anita